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Dott.ssa MORENA PEGGI Psicologa e Psicoterapeuta,

 Terapeuta Practitioner EMDR, Mediatrice Familiare

Studio di Psicologia Clinica e Forense

"Il benessere viene

dalla mente"

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CHE COS'E' LA FAME EMOTIVA?

Pubblicato il 20 giugno 2014 alle 11.00


Si sente sempre più spesso parlare di “Emotional Eating”, o più comunemente “fame emotiva”. Si tratta di un meccanismo che ci spinge a considerare il cibo come un conforto, un rifugio in cui isolarsi di fronte a emozioni e difficoltà.

 Questo tipo di fame non risponde infatti a esigenze biologiche, ma nasce per soddisfare un bisogno psicologico, sia anche quello di “non sentire” i nostri pensieri e le nostre emozioni.

Una cosa è certa: l’ansia è alla base della fame emotiva, e può essere dettata da diversi fattori, come ad esempio preoccupazioni, insoddisfazione, solitudine, noia, rabbia, ecc.

Come possiamo riconoscere la fame emotiva? Vi riportiamo di seguito alcuni segnali:

 • Attacchi di fame frequenti, durante i momenti di relax, la sera, e in assenza di particolari ragioni

• Continui spuntini fuori pasto;

• Ricerca di pezzetti di formaggio, dolcetti, patatine da divorare senza neanche assaporarli;

 Nella fame emotiva è come se il cervello si annebbiasse, e l’unica cosa che si desidera è un conforto immediato e subito disponibile.

 Di solito le persone sono consapevoli di mangiare anche senza sentire lo “stimolo della fame” ma non sono abituate a chiedersi cosa cerchino di ottenere attraverso il cibo. Il cibo, subito disponibile e di immediata gratificazione, viene percepito dalle pazienti come l’unico rimedio al disagio.

 Sembra, quindi, esserci alla base un senso di inadeguatezza che vede nell’abbuffata un rimedio veloce e apparentemente sotto il proprio controllo per diminuire un disagio ritenuto intollerabile. Tale senso di inadeguatezza è però mantenuto dalle conseguenze degli episodi di abbuffata o fame emotiva poiché la persona, una volta terminato l’effetto “ansiolitico” o di gratificazione momentanea, comincia a esperire senso di colpa, vergogna e disgusto verso se stessa, coinvolgendo il soggetto in un circolo vizioso di inadeguatezza e reazioni disfunzionali auto-svalutanti sempre più intricato (Vinai e Todisco, 2007).




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7477 commenti

Rispondi SueTew
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